Catone - De Agri Cultura, 160 a.e.c.
Ho pensato molto a dove iniziare per spiegare la nascita di questo blog. Infine ho trovato che tutto fosse già contenuto nella frase iniziale dell'opera di Catone che ne ha ispirato il titolo.
Sono nato in campagna, in un paese di aratro e di frumento, senza le fabbriche, senza imprenditori. Ho passeggiato scalzo tra i filari ed ho mangiato pane e salame all'ombra dei ciliegi. Ho imparato a guidare il trattore prima che la macchina, ed a vendemmiare prima che a scrivere.
Ho conosciuto l'amore per la terra, la soddisfazione che viene dai frutti della terra, ottenuti con il sudore della fronte e con la forza della schiena. Ho provato il calore della famiglia riunita intorno a un tavolo, il vino e le risate nel crepitare del camino. Ho ascoltato i racconti degli anziani, nutrendomi della semplice saggezza di anime grandi, e vite semplici.
Come molti altri della mia generazione però, crescendo mi sono allontanato da quella vita oneste e frugale. Ho conosciuto i soldi facili, la bella vita, le macchine, le donne, il lusso. Ed insieme lo spreco e l'insensato ostentare. Ho fatto del male, e molto. Ho riempito il mio cuore di quel vuoto e quel dolore che solo il troppo sa provocare. Avevo tutto, e niente serviva. In quel tutto ho perduto me stesso: non sopportavo più l'inutilità di quella vita. Da qualche tempo iniziava a darmi fastidio persino il viso che vedevo la mattina nel guardarmi allo specchio. Non vedevo più ormai una via d'uscita...
Ma è proprio in quei momenti di massimo sconforto, che le tue radici si risvegliano. Senti pompare nelle vene quel sangue che non è solo il tuo: il sangue di tuo padre, e di suo padre prima di lui. La forza di secoli e generazioni; una forza potente, che non ti lascia soccombere al dolore e allo sconforto. La tua anima che urla, che lotta, che spinge in modo inarrestabile verso quello che sei nel profondo.
E l'anima mia è contadina...

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