Quando parlerò di campagna in questo blog, farò riferimento non solo al termine generale, ma in particolare alla campagna, intesa come campo, della mia famiglia.
Questo terreno apparteneva a mio nonno paterno, ed alla sua morte è stato diviso e smembrato, come purtroppo tra parenti succede spesso. Il risultato è stato un lento degrado finito con molti anni di completo abbandono.
Quel che rimane oggi non è molto: un piccolo orto, un rudere diroccato, un fosso dove l'acqua non scorre più, un vigneto che non da frutto, qualche melo, un maestoso ciliegio... Non è molto, certo.
Ma è abbastanza...
Quando entri in quel campo, mentre passeggi tra gli alberi, ti par quasi di sentire fremere la terra, qualche spanna sotto i piedi. Senti un potere antico, un'attrazione senza tempo che chi ha sangue rurale conosce bene... sono le tue tue radici che fremono, che si nutrono di quella forza primordiale. Sopita, dormiente... ma non perduta nell'oblio.
Dopo una lotta di parecchi anni mio padre, uomo tenace per non dire testardo, è riuscito a dar vita a un sogno: tornare in possesso della terra di suo padre. Ed ora cerca di riportare in vita l'antica campagna, come si faceva un tempo: con il sudore della fronte e la forza della schiena. Ed io cerco maldestramente di onorare il suo impegno, aiutando come può aiutare un pessimo filosofo più bravo con la penna che con la forca.
Abbiamo purtroppo dovuto abbattere il vigneto ormai troppo malato, e alcuni alberi ormai seccati. Rimane il vecchio rudere, il piccolo orto, qualche melo... ed il maestoso ciliegio, vecchio di cinque decenni ma ancora rigoglioso, a dimostrare che qualcosa rimane dei bei tempi andati. Non è molto, certo.
Ma è abbastanza....


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