giovedì 27 dicembre 2012

La Campagna...

Quando parlerò di campagna in questo blog, farò riferimento non solo al termine generale, ma in particolare alla campagna, intesa come campo, della mia famiglia.
Questo terreno apparteneva a mio nonno paterno, ed alla sua morte è stato diviso e smembrato, come purtroppo tra parenti succede spesso. Il risultato è stato un lento degrado finito con molti anni di completo abbandono.
Quel che rimane oggi non è molto: un piccolo orto, un rudere diroccato, un fosso dove l'acqua non scorre più, un vigneto che non da frutto, qualche melo, un maestoso ciliegio... Non è molto, certo.
Ma è abbastanza...
Quando entri in quel campo, mentre passeggi tra gli alberi, ti par quasi di sentire fremere la terra, qualche spanna sotto i piedi. Senti un potere antico, un'attrazione senza tempo che chi ha sangue rurale conosce bene... sono le tue tue radici che fremono, che si nutrono di quella forza primordiale. Sopita, dormiente... ma non perduta nell'oblio.

Dopo una lotta di parecchi anni mio padre, uomo tenace per non dire testardo, è riuscito a dar vita a un sogno: tornare in possesso della terra di suo padre. Ed ora cerca di riportare in vita l'antica campagna, come si faceva un tempo: con il sudore della fronte e la forza della schiena. Ed io cerco maldestramente di onorare il suo impegno, aiutando come può aiutare un pessimo filosofo più bravo con la penna che con la forca.
Abbiamo purtroppo dovuto abbattere il vigneto ormai troppo malato, e alcuni alberi ormai seccati. Rimane il vecchio rudere, il piccolo orto, qualche melo... ed il maestoso ciliegio, vecchio di cinque decenni ma ancora rigoglioso, a dimostrare che qualcosa rimane dei bei tempi andati. Non è molto, certo.
Ma è abbastanza....

mercoledì 26 dicembre 2012

Rinascita...

Dall'agricoltura consegue il profitto più onesto, più stabile, meno sospetto: chi è occupato in quell'attività non nutre pensieri malevoli.
Catone - De Agri Cultura, 160 a.e.c.

Ho pensato molto a dove iniziare per spiegare la nascita di questo blog. Infine ho trovato che tutto fosse già contenuto nella frase iniziale dell'opera di Catone che ne ha ispirato il titolo.
Sono nato in campagna, in un paese di aratro e di frumento, senza le fabbriche, senza imprenditori. Ho passeggiato scalzo tra i filari ed ho mangiato pane e salame all'ombra dei ciliegi. Ho imparato a guidare il trattore prima che la macchina, ed a vendemmiare prima che a scrivere.
Ho conosciuto l'amore per la terra, la soddisfazione che viene dai frutti della terra, ottenuti con il sudore della fronte e con la forza della schiena. Ho provato il calore della famiglia riunita intorno a un tavolo, il vino e le risate nel crepitare del camino. Ho ascoltato i racconti degli anziani, nutrendomi della semplice saggezza di anime grandi, e vite semplici.

Come molti altri della mia generazione però, crescendo mi sono allontanato da quella vita oneste e frugale. Ho conosciuto i soldi facili, la bella vita, le macchine, le donne, il lusso. Ed insieme lo spreco e l'insensato ostentare. Ho fatto del male, e molto. Ho riempito il mio cuore di quel vuoto e quel dolore che solo il troppo sa provocare. Avevo tutto, e niente serviva. In quel tutto ho perduto me stesso: non sopportavo più l'inutilità di quella vita. Da qualche tempo iniziava a darmi fastidio persino il viso che vedevo la mattina nel guardarmi allo specchio. Non vedevo più ormai una via d'uscita...

Ma è proprio in quei momenti di massimo sconforto, che le tue radici si risvegliano. Senti pompare nelle vene quel sangue che non è solo il tuo: il sangue di tuo padre, e di suo padre prima di lui. La forza di secoli e generazioni; una forza potente, che non ti lascia soccombere al dolore e allo sconforto. La tua anima che urla, che lotta, che spinge in modo inarrestabile verso quello che sei nel profondo.

E l'anima mia è contadina...

venerdì 21 dicembre 2012

Iniziamo...

Questo blog non nasce dalla voglia d'insegnare qualcosa, ma dal bisogno che sento di riordinare in qualche forma alcune esperienze e sensazioni: una sorta di moderno diario di viaggio.
Mi chiamo Alex, ho trent'anni, e forse quel che meglio mi descrive è che sono un uomo che ha commesso tanti, troppi sbagli. Ho buttato un futuro che faticosamente avevo costruito, mi sono sporcato le mani con affari che avrei dovuto lasciar stare, ho allontanato gli amici, ho disonorato la famiglia... ma questa storia non parla di cadute: parla del risollevarsi.

Come sempre in questi casi, non sono emerso da solo dal pozzo di fango e dolore in cui ero scivolato: non avrei potuto senza l'aiuto di alcune persone speciali.
La mia ragazza, che è comparsa come una splendida luce nel momento più buio della mia esistenza, e mi ha dato la forza di non arrendermi, mostrandomi ogni giorno come potesse esserci ancora un futuro. Anche per quelli come me, che sentivano di non averne più il diritto.
Mia madre, che nonostante il cuore colmo di dolore ha avuto un sorriso, una parola o un gesto per suo figlio. Mi ha sempre appoggiato, aiutato, stimolato a reagire al male che subivo. E che facevo. Grazie a lei ho capito che si può sempre lottare per tornare indietro. Si può sempre cercare la redenzione.
Mio padre, che ha saputo tendere una mano a quel figlio che lo aveva deluso e umiliato, che aveva sporcato il suo buon nome e la reputazione che aveva costruito in cinquant'anni di lavoro e fatiche. Posso solo immaginare quanto sia costato al suo cuore, grande quanto orgoglioso, gettare tutto alle spalle per ricominciare.
Sicuramente è grazie a loro che sono qui, oggi. Sereno, soddisfatto... felice. Non lo portò mai dimenticare. Non lo voglio dimenticare.

Ma c'è qualcos'altro che non voglio dimenticare, qualcosa che mi ha aiutato a capire cosa davvero è importante e cosa non lo è affatto, cosa conta e cosa no: l'amore per le semplici, genuine, oneste cose della terra e della tradizione contadina. La mia tradizione. Ma questa è un'altra storia...

A.